Dummy link to fix Firefox-Bug: First child with tabindex is ignored

Città Fairtrade

Nel maggio 2011 il Consiglio comunale ha deciso che Jena avrebbe puntato al titolo di “Città Fairtrade”. Con questa iniziativa, la città intendeva dare un segnale a favore del commercio equo e solidale, di condizioni di lavoro e di vita dignitose nei paesi del Sud e contro lo sfruttamento del lavoro minorile. Il titolo viene conferito dall’associazione Fairtrade Deutschland e. V. alle città che si impegnano a favore del commercio equo e solidale. Dopo aver soddisfatto tutti i criteri, Jena ha ottenuto il titolo come 100ª “Città Fairtrade”.

La cerimonia di consegna del titolo si è svolta il 20 ottobre 2012 nel municipio di Jena con stand informativi, un programma di intrattenimento e un catering biologico ed equo e solidale. I giovani provenienti dalla città gemellata di Jena, San Marcos in Nicaragua, insieme a numerosi volontari e sostenitori che hanno accompagnato e sostenuto con grande impegno il percorso verso il riconoscimento di “Città del Commercio Equo e Solidale”, hanno animato la cerimonia nell’atrio del municipio.

Il titolo deve essere rinnovato ogni due anni e finora Jena ci è sempre riuscita. Il 20 ottobre 2022 Jena festeggerà già i 10 anni come Città del Commercio Equo e Solidale. Nel 2026 è arrivato di nuovo il momento. Il titolo, valido solo per due anni, doveva essere nuovamente difeso. Ciò è stato possibile grazie a diversi progetti e Jena potrà fregiarsi del titolo per altri due anni. Il prossimo rinnovo del titolo è previsto per il 2028.

Criteri per diventare una “Città Fairtrade”

Per diventare e rimanere una “Città Fairtrade”, la città di Jena ha dovuto soddisfarecinque criteri:

  1. L’amministrazione comunale adotta una delibera del Consiglio comunale a sostegno del commercio equo e solidale. In tutte le sedute del Consiglio comunale e delle commissioni, nonché nell’ufficio del sindaco, vengono serviti caffè e un altro prodotto provenienti dal commercio equo e solidale.
  2. Viene costituito un gruppo di coordinamento che coordina le attività in loco nel percorso verso il riconoscimento di «Città del Commercio Equo e Solidale» e oltre.
  3. Nei negozi al dettaglio locali, nei negozi di fiori, nei bar e nei ristoranti devono essere offerti almeno due diversi prodotti del commercio equo e solidale.
  4. Le istituzioni pubbliche, come scuole, associazioni e comunità ecclesiali o religiose, realizzano attività informative ed educative sul commercio equo e solidale e offrono prodotti del commercio equo e solidale.
  5. Il gruppo di coordinamento svolge attività di sensibilizzazione sulle iniziative relative al commercio equo e solidale nel comune. I media locali riportano gli eventi che si svolgono sul territorio.